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Pubblicato martedì 28 maggio 2019e aggiornato il

Ginger Bug - Starter di zenzero per bevande fermentate


Facciamo uno starter "vivo" con fermenti probiotici.
Lo useremo per fare la famosa birra di zenzero "Ginger Beer" e altre bevande fermentate a base di frutta e perché no? Anche qualche spumantino.

GINGER BUG

Ingredienti:
zenzero fresco (meglio se biologico)
zucchero di canna
acqua minerale naturale, oppure acqua di fonte, oppure acqua di rubinetto filtrata dal cloro

Preparazione:
Seguite il passo passo del video e in 5 giorni il vostro starter sarà pronto!

Veggie - Liliana Paoletti
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Carote fermentate

CAROTE FERMENTATE

Ingredienti:
(per 2 vasi di grandezza media)
1 kg di carote biologiche
1 litro di acqua non clorata (minerale naturale, di fonte o di rubinetto filtrata)
20 g di sale per la salamoia + pochi grammi per le carote
erba cipollina o altre spezie a piacere (facoltativo)

Preparazione:
Segui il procedimento proposto nel video che prevede la preparazione delle carote fermentate direttamente nei vasi di vetro in cui verranno conservate:


Guarda anche:
Verdure fermentate nei vasi di vetro
Crauti fermentati nella pentola a pressione
Crauti e cavolo rosso fermentati nei vasi di vetro

Veggie - Liliana Paoletti
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Pubblicato sabato 29 luglio 2017e aggiornato il

come si usa la yogurtiera - come si fa lo yogurt

Preparare lo yogurt in casa è semplicissimo, serve solo latte fresco o a lunga conservazione e uno yogurt naturale come starter, oppure dei fermenti per yogurt che potete acquistare in farmacia o nei negozi di alimenti biologici.


Nel video qui sopra trovate il procedimento completo che andrà bene per fare yogurt di latte vaccino e yogurt di soia.

Ci sono alcuni accorgimenti da prendere per ottenere un buon risultato e per evitare fallimenti.
Qui di seguito vediamo quali sono gli errori più comuni che si commettono e come evitarli.

1 - FARE LO YOGURT CON UN LATTE GIA' APERTO
Anche se tenuto in frigorifero, dopo l'apertura inizia presto a deteriorarsi, quindi c'è il rischio che i batteri del latte possani uccidere i fermenti

2 - FARE LO YOGURT CON UNA QUANTITA' RIDOTTA DI LATTE
Anche se le yogurtiere hanno un termostato, c'è sempre il rischio che la temperatura interna si elevi troppo, temperatura troppo elevata = morte dei fermenti

3 - REGOLARE LA TEMPERATURA DELLA YOGURTIERA AL MASSIMO PER ACCELERARE I TEMPI DI PRODUZIONE
Apprendo che su alcune yogurtiere c'è la possibilità di regolare la temperatura, ma non vengono indicati i gradi. Lo yogurt si sviluppa ad una temperatura compresa tra i 40°C e i 45 °C e necessita di un tempo minimo di 6-8 ore. Se usate temperature troppo elevate, non accelerate nulla, se non la morte dei fermenti che arrostirete. Se la yogurtiera non riporta i gradi fate delle prove. Riempite i vasetti di acqua e avviate la yogurtiera ad una temperatura media, dopo qualche ora misurate la temperatura all'interno di un vasetto e verificate se è compresa tra le temperature che ho indicato. Se fosse troppo alta fate una seconda prova regolando la manopola su una temperatura più bassa, se fosse troppo bassa fate il contrario. Continuate con queste prove fintanto che non troverete la temperatura ideale per l'incubazione.

4 - SCALDARE TROPPO IL LATTE PRIMA DI AVVIARE LA PREPARAZIONE
Fate attenzione perché il latte non deve superare i 40 °C e soprattutto in estate, se usate un latte a temperatura ambiente, è già caldo, basterà scaldarlo 1 massimo 2 minuti per arrivare a 40 °C!!

5 - USARE UNO YOGURT SBAGLIATO COME STARTER
Assicuratevi di prendere uno yogurt bianco naturale "vivo", senza conservanti, senza additivi quali frutta zucchero o altro

6 - USARE IL LATTE SBAGLIATO
Stesse raccomandazioni dello yogurt come starter. Se usate un latte di soia sceglietene uno senza additivi, senza oli aggiunti, zucchero, calcio ecc.. Prendete un latte biologico con una buona percentuale di proteine, leggete la tabella dei valori nutrizionali e verificare che non siano inferiori al 3,2%, se sono di più tanto meglio!!
Se invece usate un latte vaccino fatelo bollire e aspettate che la temperatura scenda sotto o al pari di 40 °C prima di procedere.

7 - USARE STRUMENTI NON PERFETTAMENTE PULITI
Anche questa può essere una causa di insuccesso. Assicuratevi di usare vasetti, pentole, cucchiai, perfettamente puliti e senza residui di detersivo.
Veggie
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Voto medio su 53 recensioni: Buono

Bevanda di Soia - Soya Drink
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Voto medio su 32 recensioni: Da non perdere

Pubblicato mercoledì 24 agosto 2016e aggiornato il

conserva di pomodoro (passata)

E' ancora possibile trovare pomodori maturi adatti alla preparazione casalinga della conserva.
Vivo in città, in un piccolo appartamento, non ho spazio sufficiente per fare grandi quantitativi di conserva, quindi le modalità di preparazione che presenterò le ho studiate per piccoli lotti di pomodori, precisamente 5 kg alla volta che sono una quantità facilmente manipolabile in cucina e che non richiede l'uso di pentoloni giganti.
Chi ha i miei stessi problemi di spazio, ma volesse fare una piccola riserva potrà lavorare un lotto di conserva alla volta fintanto che i pomodori saranno ancora disponibili.
In virtù del fatto che la quantità di pomodori che lavoreremo è minima,  possiamo permetterci di fare qualcosa in più: recupereremo le parti di scarto (acqua di vegetazione e bucce) che useremo per insaporire i nostri piatti in cucina. Il liquido di vegetazione diventerà un ottimo insaporitore di minestre e zuppe, con le bucce faremo una polvere di pomodoro saporitissima da usare in svariati modi in cucina.

CONSERVA DI POMODORO (PASSATA)
Ingredienti:
5 kg di pomodori oblunghi tipo San Marzano maturi e succosi
6-10 foglie di basilico
Strumenti e utensili:
pentole, passaverdure, colapasta, insalatiera, vasetti Bormioli o altri, stracci per isolare le bottiglie in fase di pastorizzazione
Preparazione:
Lavate accuratamente i pomodori, useremo anche le bucce (per la polvere) quindi è molto importante lavarli bene.
Preparate un colapasta capiente e mettetelo in un'insalatiera altrettanto capace.
Fate bollire dell'acqua in una pentola e tuffate una decina di pomodori alla volta. Appena l'acqua riprende a bollire, fate cuocere i pomodori per 2-3 minuti. Prelevateli dall'acqua e poggiateli in una terrina. Fate un'incisione in verticale sulla buccia di ogni pomodoro e spellatelo. Mettete la pelle  in una ciotola a parte e il pomodoro sbucciato nel colapasta a sgocciolare, non dovete aprirlo o romperlo, ma solo poggiarlo disteso. I pomodori sono bollenti quindi fate attenzione, o tenete vicino una tazza con acqua fredda in cui immergere le dita mentre li sbucciate oppure indossate un paio di guanti per isolare un po' dal calore.
Quando avrete spellato tutti i pomodori, riponendoli uno sull'altro nel colapasta inserito nell'insalatiera (come nella prima foto) lasciate riposare un'ora affinché si raccolga l'acqua di vegetazione nella bacinella sottostante.
In questo modo i pomodori perderanno molta acqua e non sarà necessario farli cuocere prima di invasettarli.
Trascorsa l'ora iniziate a passare i pomodori. Se non disponete dell'apposito strumento consiglio di usare un passaverdure manuale classico, perché questi riesce a trattenere le fibre più dure del pomodoro e gran parte dei semi (questi scarti andranno buttati). Se invece non avete un passaverdure usate un frullatore ad immersione, in questo caso però i semi rimarranno nel passato.
Avrete già sterilizzato i vasetti come si fa per tutte le conserve.
Mettete in ogni vasetto una foglia di basilico e riempitelo con la passata, lasciando 2 cm di aria dal bordo. Chiudete bene i vasetti e pastorizzateli facendoli bollire a bagnomaria in una pentola, immersi e completamente ricoperti di acqua. Cottura: 50-60 minuti da quando l'acqua inizia a bollire. Per la pastorizzazione mettete dei tovaglioli sotto e tra i vari vasetti così non rischierete fratture del vetro causate dalle vibrazioni dell'ebollizione.
Al termine lasciate i vasetti (a fornello spento) ancora un'ora nell'acqua bollente prima di estrarli dalla pentola.

ACQUA DI POMODORO
Ingredienti:
l'acqua di vegetazione dei pomodori, raccolta nella vaschetta sotto al colapasta
Strumenti e utensili:
passino a maglia, imbuto, bottigliette e/o portaghiaccio per congelare l'acqua dei pomodori
Preparazione:
Attenzione! Quando parlo di acqua di pomodoro non intendo l'acqua in cui inizialmente avete sbollentato i pomodori, quella è acqua di rubinetto che al massimo potrebbe essersi leggermente colorita nel caso in cui qualche pomodoro si fosse aperto. Per acqua intendo quella di vegetazione, normalmente contenuta negli ortaggi, in questo caso quella che avete raccolto quando avete messo i pomodori a scolare nel colapasta.
E' un'acqua biologica naturale molto aromatica, peccato buttarla! E' possibile anche berla visto che si tratta di un estratto. Se invece volete conservarla, per usarla in cucina, procedete come segue.
Filtrate l'acqua di vegetazione dei pomodori (foto di sinistra) versandola in una brocca facendola passare attraverso un colino a maglie fitte.
Travasate l'acqua in bottigliette da 100-200 ml lasciando qualche centimetro per l'aumento di volume in congelatore. Trasferite le bottiglie nel freezer. Una parte del liquido potete versarlo in vaschette per il ghiaccio, metterle in freezer e ricavarne dei cubetti che userete per insaporire minestrine, frullati di verdura, estratti di verdura da bere.
Uso:
Come aromatizzante per minestre, minestrine, zuppe, verdure, sughi.

POLVERE DI POMODORO
Ingredienti:
le bucce di 5 kg di pomodori tipo San Marzano
2 cucchiaini rasi di sale fino
Strumenti e utensili:
ampia teglia da forno, carta da forno, macina caffè
Preparazione:
Mettete un foglio di carta da forno su una teglia.
Prendete un po' di bucce alla volta e date loro una leggera strizzata, per eliminare un po' d'acqua.
Non strizzatele troppo altrimenti portate via il prezioso aroma.
Distribuite le bucce sulla teglia cercando di aprirle (per quel che è possibile.
Mettetele in forno caldo sul ripiano centrale, lasciando lo sportello leggermente aperto per favorire la fuoriuscita del vapore. Temperatura intorno ai 120°-140°C, ma in base alle prestazioni del vostro forno regolatevi se diminuire o aumentare di qualche grado la temperatura. Le bucce non devono cuocere ma solo asciugarsi e seccarsi.
Ogni tanto tiratele fuori dal forno e mescolatele, cercate di aprire quelle chiuse.
Nel mio forno sono state necessarie 3 ore e mezza di asciugatura, ma questo è un tempo solo orientativo. Sono pronte quando diventano come carta, suonano come carta e diventano leggere, fragili e friabili. Non fatele bruciare perché prenderebbero sapore di bruciato.
A cottura terminata aspettate che si siano raffreddate poi frullatele nel macina caffè.
Trasferite la polvere in un piatto. Copritelo con un altro piatto capovolto o con un coprivivande (non ermeticamente) e lasciate la polvere a riposo un paio di giorni mescolandola ogni tanto. Questa pausa servirà a far evaporare eventuale umidità residua.
Trascorsi i 2 giorni distribuite sulla polvere 2 cucchiaini rasi di sale fino, poi passatela di nuovo nel macina caffè, vedrete che diventerà più sottile.
Al termine, quando si sarà raffreddata mescolatela e trasferitela in un vasetto di vetro. Conservatela al buio, lontano da fonti di calore.
Uso:
Il sapore è delizioso, si avvicina a quello dei pomodori secchi.
Potete usarla per insaporire verdure, sughi, bruschette, pizza, tofu, tempeh, nel pane, nelle insalate di legumi e di verdure. Potete farci delle salsette per burger e scaloppine.
Potete usarla come condimento per pasta e cereali, ecco alcuni esempi:
- olive, capperi e polvere di pomodoro
- zucchine e polvere di pomodoro
- rucola e polvere di pomodoro
- peperoni e polvere di pomodoro
Usate poca polvere di pomodoro alla volta, misurandola a cucchiaini, ricordate che è molto concentrata, non dimenticate che avete messo già  del sale.
Veggie
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Pubblicato lunedì 4 aprile 2016e aggiornato il

conservazione dei lupini senza salamoia

Ho sviluppato questo procedimento per chi come me usa i lupini più in cucina che come spuntino salato da consumare tipo noccioline e patatine fritte, anche se golosissimi!
In questo modo avrete sempre lupini pronti e  già sbucciati.
Quando vorrete mangiarli basterà scolarli dall'acqua e, a seconda delle ricette che sceglierete potrete usarli interi o macinati e cucinarli per primi piatti, ragù, polpette, burger o semplicemente conditi con sale, olio, da consumare come secondo piatto proteico e privo di glutine.
Tra le molte proprietà i lupini vantano anche quella di abbassare la glicemia nel sangue, sarebbe un peccato non poterli consumare a causa dell'alta quantità di sale che normalmente contengono quelli che si comprano, già pronti in salamoia, proibiti quindi a chi soffre di ipertensione arteriosa  e ritenzione idrica.
Dovrete acquistare i lupini secchi, con 500 g di lupini riempirete circa 5 vasetti formato marmellata.
Anche in questo caso, come per i lupini in salamoia servirà un trattamento preliminare di deamarizzazione con il sale, ma al termine del procedimento i lupini risulteranno dolci, non salati, perché conservati in acqua semplice.

CONSERVAZIONE DEI LUPINI SENZA SALAMOIA
Ingredienti:
500 g di lupini secchi
300 g circa di sale fino
acqua
Preparazione:
Mettete a bagno i lupini in acqua appena tiepida per 12 ore.
Durante l'ammollo si reidrateranno aumentando di volume, se possibile cambiate l'acqua 1-2 volte in questa fase.
La mattina seguente (o appena trascorso il tempo di ammollo), scolateli dall'acqua usando un colapasta posizionato nella vasca del lavello e risciacquateli sotto l'acqua corrente.
A questo punto, prima di iniziare il processo di deamarizzazione è necessario cuocere i legumi.
Versateli in una pentola e copriteli di acqua fredda. Portate ad ebollizione e da questo momento fateli cuocere per 50 minuti.
Scolateli e rimetteteli in pentola ancora bollenti coprendoli di acqua fresca.
A questo punto armatevi di pazienza e sbucciateli uno ad uno. Con un paio di forbici fate un piccolo taglio in prossimità dell'occhio del lupino, poi spremetelo e vedrete che uscirà subito dalla pelle. Mettete quelli già sgusciati nel colapasta.
Quando tutti i lupini saranno sgusciati inizierà la fase di deamarizzazione che in tutto durerà 5 giorni.
Per 500 g di lupini versate in una capiente insalatiera circa 1 litro di acqua, aggiungete 30 g di sale per ottenere una soluzione salina al 3%, con un cucchiaio mescolate per farlo sciogliere. Poi aggiungete i lupini che dovranno essere ricoperti dall'acqua salata, se l'acqua fosse insufficiente preparate altra soluzione salina con il 3% di sale e aggiungetela sui lupini.
clicca per ingrandire
Dovrete cambiare l'acqua di ammollo 2 volte al giorno, cioè mattina e sera. Ad ogni cambio farete una nuova soluzione salina con 30 g di sale per 1 litro di acqua (o 45 g per un litro e mezzo), Ad ogni cambio di acqua versate i lupini nel colapasta posizionato nella vasca del lavello, così l'acqua amara scorrerà via, poi risciacquateli velocemente in acqua corrente per poi rimetterli nella nuova soluzione salina.
Se deamarizzate i lupini in estate, quando la temperatura ambientale è elevata, riponete l'insalatiera con lupini e soluzione salina nel frigorifero per tutti i 5 giorni del procedimento.
Conservazione:
Trascorsi i 5 giorni i lupini saranno diventati dolci e gustosi, pronti da mangiare.
Scolateli dall'ultima acqua salata e risciacquateli bene sotto l'acqua corrente.
Versate i lupini in vasetti di vetro ben puliti e sterilizzati, e ricopriteli di acqua. Chiudete i vasetti, stringendo bene le capsule, avvolgeteli in tovaglioli e metteteli in una pentola, possibilmente in piedi, per la sterilizzazione a bagnomaria.
Riempite la pentola di acqua, che dovrà coprire i vasetti di almeno 2 cm.
Se avete uno spargifiamma usatelo, distribuirà meglio il calore all'interno della pentola riducendo i rischi di rotture dei barattoli.
Coprite la pentola, appena l'acqua inizia a bollire impostate il timer a 30 minuti, che è il tempo necessario a garantire una sterilizzazione completa.
Al termine del bagnomaria spegnete il fornello e lasciate i vasetti in ammollo nell'acqua bollente per un'altra ora, dopodiché potrete estrarli e lasciarli raffreddare completamente su un piano della cucina.
Etichettateli e riponeteli in dispensa lontano da fonti di calore.
Prima di consumarli verificate la tenuta del sottovuoto, i coperchi dei vasetti all'apertura dovranno fare "click"!!
Veggie
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CONSERVAZIONE DEI LUPINI SENZA SALAMOIA di veggie822 - LILIANA PAOLETTI è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at http://www.lareginadelsapone.com/2016/04/conservazione-dei-lupini-senza-salamoia.html.

Pubblicato martedì 10 novembre 2015e aggiornato il

cottura e conservazione dei legumi nel vetro

I legumi secchi richiedono una lunga cottura. Chi è abituato a mangiarne al ritmo di 1-2 volte a settimana, non sempre dispone del tempo necessario alla lunga preparazione e spesso ricorre al consumo di legumi cosiddetti in scatola.

In commercio si trovano in barattoli di vetro e in barattoli di latta, è logico dare la preferenza ai primi, perché il vetro è un materiale atossico, ma a prescindere dal materiale del barattolo, i legumi conservati possono nascondere delle insidie per la nostra salute.
Innanzitutto contengono un'alta percentuale di sale, ovvero è impossibile trovare  fagioli al naturale, che non abbiano subito un trattamento di salatura,  inoltre non sappiamo se sono stati cotti previo ammollo o direttamente secchi.
Può sembrare un particolare insignificante, ma non lo è.

I legumi contengono un'alta percentuale di fitati che dovrebbero essere ridotti al minimo o meglio azzerati completamente prima del consumo affinché si possa trarre vantaggio dai nutrienti degli stessi.
I fitati vengono definiti antinutrienti, perché limitano l'assorbimento dei nutrienti o possono addirittura sottrarre calcio, ferro e altri minerali dall'organismo.
Se non limitiamo i fitati, non ha senso consumare legumi, soprattutto quando si vogliono sostituire alle proteine animali, quindi si mangiano di frequente.
L'ammollo e la successiva cottura sono in grado di ridurre notevolmente il carico di fitati, ma con qualche ulteriore accorgimento possiamo eliminarli completamente o quasi e mangiare tranquillamente fagioli, senza vivere l'incubo dei fitati.

Per il metodo di preparazione che propongo in questo articolo, mi sono ispirata alla cottura angelica.
L'ideatore del metodo è stato René Lévy del Centro Macrobiotico Cuisine et Santé a Saint Gaudens.
Il metodo in sintesi prevede la cottura dei legumi mettendoli in forma ancora disidratata, senza ammollo, in vasetti di vetro, ricoperti di acqua e cotti a bagnomaria, a fuoco dolce  per un periodo lunghissimo di circa 4 ore.
Ho apportato delle modifiche a questo tipo di cottura, affinché i fitati vengano ridotti al minimo.

COTTURA E CONSERVAZIONE DEI LEGUMI NEL VETRO

Procedimento:
Questo metodo è l'ideale per tutti i tipi di fagioli, ceci, soia, piselli interi, azuki, purché siano secchi. Per le lenticchie invece, dovete dimezzare il tempo di cottura.
Personalmente per quanto riguarda le lenticchie preferisco cuocerle al momento dell'uso, perché hanno una cottura davvero breve.

Ammollo:
La sera prima di procedere con la cottura-conservazione, mettete i legumi a bagno in acqua.
Per abbattere da subito, una buona percentuale di  fitati, mettete i legumi in acqua appena tiepida (non calda!!) e aggiungete 1-2 cucchiai di aceto bianco.
Questo espediente (temperatura tiepida dell'acqua + pH leggermente acido) serve ad innescare una sorta di germinazione in fase di ammollo, capace di neutralizzare una parte dell'acido fitico presente.
Tenete i legumi a bagno per 10-12 ore e se possibile, dopo qualche ora cambiate l'acqua sostituendola con acqua pulita, anch'essa appena tiepida, aggiungete di nuovo 1 cucchiaio di aceto.
La mattina dopo al termine dell'ammollo, scolate l'acqua (che porterà via con sé altri fitati) e risciacquate i legumi con acqua fresca mettendoli in un colapasta nella vasca del lavandino.

Preparazione dei vasetti:
Prima di procedere con la cottura, sterilizzate i vasetti che intendete usare e verificate che la chiusura delle capsule sia efficace.

Precottura:
Mettete i legumi in una pentola e ricopriteli di acqua (l'acqua deve superare il livello dei legumi di almeno 5 cm). Portate ad ebollizione e fate cuocere dolcemente per 10 minuti. Nel frattempo schiumate i legumi, cioè, servendovi di una schiumarola (mestolo forato),  portate via la schiuma che man mano sale sulla superficie dell'acqua in ebollizione (vedi foto).
Allo scadere dei 10 minuti scolate i legumi gettando l'acqua di cottura.
Clicca sull'immagine per ingrandire
Preparazione per la cottura:
Prima di riempire i vasetti con i legumi, provvedete a mettere una pentola sul fuoco con abbondante acqua e scaldatela.
Nel frattempo che l'acqua si scalda mettete i legumi nei vasetti. Non riempiteli completamente ma lasciate circa 3 cm di vuoto.
A questo punto se volete, in ogni vasetto insieme ai legumi, potete mettere delle spezie o aglio, sedano, alga kombu o altro a piacere, oppure potete lasciarli così al naturale.
Quando l'acqua sarà ben calda, con l'aiuto di un mestolo riempite i vasetti, versando acqua fino a coprire i legumi di 1-2 cm. E' necessario che l'acqua li ricopra, perché in cottura verrà assorbita dagli stessi, ma non dovete metterne troppa, i legumi non dovranno galleggiare durante la cottura, così non si strapazzeranno con l'ebollizione e rimarranno belli interi come quelli che si comprano.
Avvitate bene i coperchi e trasferite i vasetti in una o più pentole per la cottura a bagnomaria. Per evitare rotture del vetro, avvolgete ogni vasetto in tovaglioli o pezze di stoffa che ridurranno gli urti.

Cottura e sterilizzazione:
Mettete altra acqua sul fuoco e quando sarà ben calda (non proprio bollente) versatela lentamente sui barattoli fino a ricoprirli di almeno 2 cm.
Per la cottura a bagnomaria, che servirà anche a sterilizzare i vasetti, potete scegliere se usare un pentolone normale, oppure una pentola a pressione. In questo secondo caso non è necessario che l'acqua ricopra completamente i barattoli, basterà che arrivi fino al collo degli stessi.
Chiudete la pentola normale o a pressione con il coperchio e iniziate la cottura.
Se avete uno spargifiamma usatelo, distribuirà meglio il calore all'interno della pentola riducendo i rischi di rotture dei barattoli.

Tempi di cottura:
In pentola normale: quando l'acqua inizia a bollire riducete il calore e lasciatela sobbollire dolcemente per 2 ore. Rabboccate con altra acqua calda nel caso in cui il livello dell'acqua dovesse scendere troppo. Allo scadere delle 2 ore, spegnete e lasciate i vasetti ancora nella pentola fino a quando l'acqua non si sarà stiepidita. Poi estraeteli e lasciateli raffreddare completamente prima di etichettare e riporre in dispensa.
In pentola a pressione:
Quando inizia a fischiare, spostate la pentola su un fornello più piccolo e mettetelo al minimo. Fate cuocere per 1 ora, poi spegnete ed aspettate una decina di minuti prima di provare a scaricare la pressione interna.
Lasciate i vasetti ancora nella pentola fino a quando l'acqua non si sarà stiepidita. Poi estraeteli e lasciateli raffreddare completamente prima di etichettare e riporre in dispensa.

Uso:
Quando aprirete i vostri vasetti vi stupirà notare la perfezione della cottura. I fagioli saranno ben cotti, ma tutti interi e non spellati come invece avviene, alle volte, con la cottura tradizionale.
A questo punto e a seconda dell'uso che vorrete farne,  potete scegliere se consumarli scolandoli dalla gelatina che li avvolge oppure mantenerla e condirli insieme ad essa.
La gelatina in questo caso ha un sapore gradevole (non come quella dei fagioli commerciali che odora di gas), i fitati sono assenti o quasi, quindi nessun pericolo se deciderete di mangiarla.
Se volete fare dei burger invece, sarà meglio scolare i legumi per ridurre la parte liquida e poter disporre di una massa più solida, necessaria ad ottenere burger  più compatti.
Veggie
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COTTURA E CONSERVAZIONE DEI LEGUMI NEL VETRO di veggie822 - LILIANA PAOLETTI è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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Pubblicato martedì 4 agosto 2015e aggiornato il

tempeh fatto in casa

Il tempeh è un alimento molto diffuso tra i vegetariani per qualità e ricchezza delle proteine che contiene. Inoltre ha un sapore gradevole, apprezzato anche da chi in genere non ama la soia e i suoi derivati.
Si ottiene facendo fermentare soia gialla con uno speciale fungo: il Rhizopus Oligosporus.
Oggi è possibile reperire e acquistare un starter composto da una miscela di farina di riso e Rhizopus Oligosporus, che serve per la preparazione del tempeh fresco.

TEMPEH FATTO IN CASA
Ingredienti:
500 g di soia gialla biologica (di preferenza decorticata)
3,5-4 g di starter per tempeh
3 cucchiai di aceto di vino bianco o di mele
Inoltre:
bustine di plastica per alimenti
termometro da cucina
...tempo e pazienza ;)
Preparazione:
La cosa più importante da sapere subito, e che vale come regola per tutti gli alimenti da fermentare, è che ci sono temperature precise di lavorazione da rispettare, che hanno lo scopo di favorire - a seconda dei casi - la moltiplicazione di funghi, lieviti, batteri, con conseguente diffusione e contaminazione di tutto l'alimento interessato, e nei tempi ottimali.
In genere temperature troppo basse non riescono ad attivare lo starter, mentre temperature eccessive uccidono i preziosi microorganismi. In entrambi i casi non si ottiene esito positivo.
La temperatura ottimale di incubazione per il tempeh è di 30-32 °C, ma per brevi periodi durante la fase di incubazione la temperatura può scendere fino a 28 °C o salire a 35 °C, senza che il risultato ne venga compromesso.

Mettete a bagno la soia in acqua, per un periodo di 8-12 ore. Il tempo di ammollo può variare a seconda della stagione e del tipo di soia impiegata. La soia decorticata si reidrata prima.
Cambiate l'acqua un paio di volte durante l'ammollo.
Quando la soia è pronta, se avete usato soia intera sarà necessario decorticarla a mano.
Per rimuovere le bucce riempite di acqua la ciotola che contiene i semi di soia, poi prendendoli un po' alla volta sfregateli tra le mani, vedrete che così facendo le bucce si staccheranno, anche se ci vorrà molto tempo e soprattutto una buona dose di pazienza.
Le bucce sono leggere, quindi tenderanno a salire in superficie, toglietele man mano che riuscite a prenderle. Se ne rimane qualcuna non è la fine del mondo, tenete presente che comunque in fase di cottura, quelle poche rimaste saliranno a galla e potrete asportarle con una schiumarola.
Al termine scolate la soia dall'acqua e versatela in una capiente pentola.
Se invece avete messo a bagno soia già decorticata, dovete solo, risciacquarla, scolarla e anche in questo caso trasferirla in una pentola.
Riempite la pentola di acqua, fino a coprire abbondantemente la soia. Aggiungete 3 cucchiai di aceto e portate ad ebollizione.
Fate sobbollire dolcemente per 43-45 minuti, nel frattempo cercate di rimuovere, con un cucchiaio la schiuma che si forma in superficie (ed eventuali bucce residue).
La soia deve rimanere un po' indietro di cottura altrimenti verrà un tempeh troppo morbido. Al termine della cottura scolatela in un colapasta.
Appena sarete riusciti a rimuovere più acqua possibile, distendetela su uno strofinaccio pulito,  copritela con un altro strofinaccio e premete dolcemente con le mani per cercare di asciugarla bene.
Quando sarà ben asciutta trasferitela in un'insalatiera.
Misurate la temperatura, sarà senz'altro ancora molto calda, dovrete aspettare che la temperatura scenda fino ai 33-35° C (massimo).
Mentre la soia raffredda preparate le bustine in cui farete fermentare il tempeh. Potete utilizzare le bustine per alimenti, quelle per il freezer. Io ho usato delle bustine comodissime che ho preso all'Ikea, quelle verdi da 1 litro sono della misura ideale (cm 18 x 18). Potete utilizzarne 2 e riempirle completamente oppure come ho fatto io, riempirne parzialmente 3 e piegare la plastica in eccesso al di sotto, formando dei cuscini.
Con un ago da lana, molto grande, oppure con uno stecchino da spiedino, forate le buste da parte a parte. Non siate avari con i buchi! ...il tempeh durante l'incubazione dovrà respirare e lo farà attraverso i buchi che farete.
Quando la soia avrà raggiunto la temperatura approssimativa di 35° sarà il momento di aggiungere lo starter.
Pesate con una bilancia di precisione i fermenti e distribuiteli sulla soia.
Con un cucchiaio mescolate delicatamente per distribuirli in tutta la massa, mescolate per qualche minuto, senza fretta. Al termine ripartite la soia nelle buste in egual misura. Io le ho pesate e  ho riempito 3 buste da 310 g ciascuna. Come ho scritto in precedenza potete fare 2 buste e riempirle di più.
Ripiegate indietro la parte di busta in eccesso e premete un po' sulla soia per schiacciarla. Dovete ottenere un cuscinetto dello spessore di circa 3-4 cm.
Ora che è tutto pronto è giunto il momento di avviare la delicata fase di incubazione.
Dovrete fare in modo di mantenere una temperatura costante, compresa tra i 30 °C e 32 °C.
Potete utilizzare il forno spento come incubatrice, monitorando la temperatura di frequente. Con il caldo di questi giorni non è stato necessario fare grandi aggiustamenti di temperatura, ma non sempre il tempeh si fa in estate e non sempre fa così caldo da avere in casa 31 °C fissi. Quindi preparatevi per una delle 2 soluzioni che propongo:

1 - pentola con acqua calda
Prendete una pentola di media grandezza e riempitela di acqua, mettetela sul fornello e scaldatela. Misurate la temperatura, quando sarà intorno ai 38 °C spegnete il fornello, copritela con un coperchio appropriato (è importante che non fuoriesca vapore dal coperchio) e mettetela nel forno.
Dopo 5 minuti aggiungete le buste di tempeh, cercando di tenerle lontano dalle pareti della pentola. Chiudete e prendete l'ora di inizio incubazione.
Ogni tanto mettete il termometro nel forno e prendete la temperatura interna. Quando scende intorno ai 29-30 °C riprendete la pentola e scaldate di nuovo l'acqua sul fornello, questa volta però portatela ad una temperatura massima di 35 °C, così non rischiate di superare il limite di tollerabilità dei fermenti, poi rimettetela nel forno e chiudete.
Continuate così fino al termine della fermentazione.

2 - bistecchiera o piastra di ghisa
Questo metodo l'ho ideato io ed è quello che ho usato per ottenere il bel tempeh della foto, lo considero il migliore, o almeno lo è stato per me.
Mettete la bistecchiera sul fornello e fatela scaldare un po'.
Poi mettetela nel forno, posandola sul fondo. Mettete la griglia del forno quasi in alto così il calore della ghisa non investirà troppo da vicino il tempeh. La prima volta, prima di mettere il tempeh sulla griglia del forno (non sulla bistecchiera!!!!!) aspettate che il forno si scaldi fino a 35 °C, poi rimuovete la bistecchiera e mettete i pacchetti di tempeh sulla griglia.
Chiudete e prendete l'ora di inizio incubazione.
Ogni tanto mettete il termometro nel forno e prendete la temperatura interna. Quando scende intorno ai 29-30 °C, mettete di nuovo la piastra di ghisa sul fornello, non scaldatela oltre 1-2 minuti altrimenti diventa troppo calda, poi trasferitela nel forno  e lasciatela lì.
Chiudete lo sportello e dopo un po' rilevate la temperatura, se capite che sta salendo troppo, se cioè arriva presto a 35 °C, toglietela dal forno e chiudete.
Ogni tanto verificate la temperatura e quando necessario ripetere come sopra.
Continuate così fino al termine della fermentazione.

Il periodo di incubazione si aggira intorno alle 24-36 ore e si conclude quando i semi di soia si saranno legati tra loro e saranno completamente ricoperti di micelio bianco (vedi foto)
Quando questo avverrà togliete il tempeh dal forno per rallentare l'incubazione. Se lo lasciate per un periodo troppo lungo il micelio potrebbe diventare grigio, il tempeh risultante sarà ancora buono, ma il sapore potrebbe risentirne.
Fate raffreddare i panetti di tempeh, poi estraetelo dalle buste. Potete avvolgerlo in pellicola per alimenti e conservarlo in frigorifero per qualche giorno.
Se pensate di non consumarlo tutto in pochi giorni, aspettate che raffreddi poi dividetelo in porzioni e congelatelo in bustine da freezer o avvolto nella pellicola per alimenti.

Buon appetito!!! Se avete fatto un buon lavoro sarà il tempeh più buono che avrete mai mangiato!
Veggie
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TEMPEH FATTO IN CASA di veggie822 - LILIANA PAOLETTI è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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Pubblicato mercoledì 24 settembre 2014e aggiornato il

spinacine di tofu fermentato (vegan)

SPINACINE DI TOFU FERMENTATO (VEGAN)
Ingredienti:
(per 4 spinacine da circa 150 g o 6 spinacine da 100 g)
2 panetti di tofu (125 g cad.)
180/200 g di spinaci surgelati
100 g di lievito madre da rinfrescare con 50 g di farina e 50 g di acqua
1 cucchiaio di mandorle (o parmigiano veg)
3-4 cucchiai di farina di riso o mais
noce moscata
olio - sale - pepe
Per la panatura:
farina
pangrattato
semi di sesamo
acqua
Preparazione:
Rinfrescare 100 g di lievito madre con 50 g di farina e 50 g di acqua.
Dopo qualche ora frullare insieme i panetti di tofu e il lievito madre rinfrescato, fino ad ottenere una pasta sottile.
Versare il composto in una ciotola, coprirla e lasciarla tutta la notte a fermentare in luogo tiepido.
La mattina seguente cuocere gli spinaci e scolarli. Quando si saranno raffreddati strizzarli e frullarli (o tagliarli finemente).
Unire gli spinaci al tofu fermentato, aggiungere le mandorle spellate e tritate (o il parmigiano veg). Salare, pepare (meglio con pepe di mare), aggiungere poca noce moscata grattugiata e farina di riso (o di mais) sufficiente ad ottenere un impasto ben sodo (ne servirà poca).
Dividere l'impasto in 4 o 6 pezzi dello stesso peso e dar loro la forma di spinacina.  Chi ha degli stampi può aiutarsi a dare la forma corretta infarinandoli con farina di riso (o di mais) e uccessivamente premendo l'impasto nello stampo. Chi non a gli stampi può aiutarsi infarinando direttamente le spinacine con della farina di riso (o di mais) e premerli sul piano da lavoro.
Una volta che le spinacine sono infarinate passare alla fase di panatura senza uova.
Preparare una pastella con farina e acqua. Preparare del pangrattato in un piatto piano o in un vassoio di plastica e miscelarlo con una manciata di semi di sesamo.
Spennellare le superfici delle spinacine con un velo a pastella (non ne serve molta) cercando di non lasciare parti asciutte, poi passarle nel pangrattato. Premere con cura per farlo aderire bene alle spinacine cercando di formare una bella panatura spessa e uniforme.
Infine cuocere in padella con poco olio extravergine d'oliva o in forno (la spinacina della prima immagine è cotta in padella con poco olio, quella qui in basso è cotta nel forno).
E' possibile farne di più alla volta e congelarle, basterà avvolgerle singolarmente (dopo la panatura) in pellicola per alimenti. Tirarle fuori dal congelatore qualche ora  prima della cottura.
Veggie
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Pubblicato lunedì 28 ottobre 2013e aggiornato il

riso germogliato

Perché germogliare il riso?
Perché il riso come anche altri cereali, legumi e semi oleosi contiene acido fitico.
L'acido fitico è considerato un antinutriente, una sostanza in grado di limitare l'assorbimento di alcuni importanti minerali come: ferro, calcio, magnesio, manganese e zinco.
La germogliazione non solo riduce fortemente o elimina l'acido fitico nel riso, ma lo arricchisce aumentando la bio-disponibilità dei suoi nutrienti.
La germogliazione può avvenire solo utilizzando riso integrale perché completo di crusca.

PREPARAZIONE DEL RISO GERMOGLIATO
Ingredienti:
riso integrale
acqua
Procedimento:
Lavare il riso come di consueto. Metterlo a bagno in acqua tiepida per tutta la notte, tempo minimo 12 ore.
La mattina seguente versare il riso in un colino, risciacquarlo, scolarlo dall'acqua e metterlo in un'insalatiera. Il riso dovrà rimanere umido, ma non carico di acqua altrimenti ammuffirà.
Coprirlo con un piatto in modo da lasciar passare l'aria, non si deve chiudere ermeticamente.
Ripetere l'operazione di risciacquo un paio di volte al giorno, riponendo ogni volta il riso nell'insalatiera o tra 2 piatti, fino a quando non inizierà a germogliare.
Ci vorranno in tutto dai 2 ai 4 giorni, il tempo di germogliazione dipende principalmente dalla temperatura ambientale, ma anche dal tipo di riso.
Appena la germinazione ha inizio il riso sarà pronto da cucinare. Il germoglio dovrà essere appena accennato (1-2 mm), non si deve attendere che cresca una piantina...
Nell'immagine qui sotto si può osservare lo stadio giusto del germoglio per procedere con la cottura.
La cottura del riso integrale non va eseguita come siamo abituati a fare con il riso bianco, cioè facendo bollire dell'acqua in cui versare il riso da bollire per poi scolarlo a fine cottura, ma riso e acqua andranno messi insieme a freddo in una pentola e si procederà con la cottura fino a quando il riso non avrà assorbito l'acqua.
Procedimento: risciacquare il riso un'ultima volta e versarlo in una pentola.
Ricoprirlo di acqua o di brodo vegetale, se il riso occupasse 2 cm di spessore nella pentola, aggiungere tanto liquido fino ad arrivare a circa 4 cm, cioè più o meno il doppio del volume del riso.
Usando acqua per la cottura si potrà salare a piacere, uando del brodo vegetale non sarà necessario se questo è già salato.
Coprire ed accendere il fornello a fuoco moderato. Durante la cottura non si dovrà mescolare.
Il riso germogliato cuoce molto più rapidamente, saranno senz'altro sufficienti 30-35 minuti di cottura (dipende dal tipo di riso usato) per un riso ben cotto.
Se a fine cottura ci fosse ancora del liquido, spegnere il fornello ed attendere 5-10 minuti a pentola coperta, il riso finirà di assorbirlo.
Il riso si può mangiare così da solo come contorno di verdure oppure si può condire a piacere.
Si può conservare in frigorifero e consumare in 3-4 giorni, può essere riscaldato.
Il sapore è decisamente gradevole, il processo di germogliazione rende il riso più dolce e appetibile.
Veggie
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Pubblicato lunedì 11 febbraio 2013e aggiornato il

grani di kefir - piccoli accorgimenti per mantenerli in salute

Avete dei grani di kefir? ...siete fortunati! Perché?
I grani hanno bisogno di cure quotidiane, vivono solo in certe condizioni, sono fragili e possono morire con estrema facilità, per queste ragioni non possono essere commercializzati.
Il kefir da bere che si trova nel banco frigo di alcuni supermercati e nei negozi specializzati non contiene grani, quindi non può essere riprodotto come invece si fa con lo yogurt bianco.
Se non disponete di grani potete produrre kefir in casa utilizzando speciali fermenti in vendita nei negozi di alimenti naturali, ma la produzione non sarà infinita e ogni tanto i fermenti andranno rinnovati. Nell'articolo biostarter per kefir di latte troverete tutte le indicazioni.

Quando i grani di kefir si trovano in ambiente favorevole si riproducono a volontà. Nei periodi di maggiore riproduzione chi ne ha, dopo aver rifornito amici e parenti si ritrova comunque un esubero. Alcune persone li mangiano in un'insalata un po' come si fa con i fiocchi di latte, ma molti non hanno il coraggio di farlo in quanto vengono vissuti come fossero animaletti, pertanto si ha l'impressione di ucciderli.
Passare i grani da una persona all'altra rimane l'unico modo per averli. Con i dovuti accorgimenti però (ma solo in inverno), i grani possono essere spediti insieme a poco latte.

Che fare se vi spediscono dei grani di kefir?

Quando riceverete il pacchetto i grani saranno senz'altro sofferenti e denutriti, dovrete versare il contenuto su un retino di plastica e separare i grani dal latte che li ha contenuti.
Buttate il latte ormai esausto, se avete ricevuto un cucchiaino di grani mettete circa mezzo bicchiere di latte  nuovo a scaldare, quando sarà  appena tiepido versatelo in un vasetto di vetro, poi aggiungete i grani filtrati. Girate appena un attimo facendo sempre attenzione a non romperli perché sono molto delicati.
Cambiate il latte dopo 2 giorni (filtrando con il colino a rete di plastica) e per altre 2 volte buttatelo, poi finalmente potrete produrre un po' di kefir da bere (o mangiare).

Al terzo cambio di latte potrete aumentare la quantità, per 1 cucchiaino di grani ci vorrà circa 1 bicchiere di latte, in futuro imparerete a gestire la quantità di latte in base alla quantità di grani di cui disponete al momento, perché non appena si saranno adattati alla nuova casa inizieranno a riprodursi.
Il latte non dovrà essere freddo di frigorifero, ma neanche caldo, dovrà essere appena tiepido.
Io di solito ne preparo un bicchiere alla volta, verso prima il latte nel vasetto pulito, poi lo metto a bagnomaria per qualche minuto in una ciotola contenente acqua calda, così il latte perde la temperatura da frigorifero senza però divenire troppo caldo.

I grani soffrono le alte temperature, se mettete latte troppo caldo moriranno, se avete fretta sarà meglio  mettere latte di frigorifero piuttosto che latte troppo caldo. Con il latte a temperatura di frigorifero non succede nulla, l'attività dei grani rallenterà e ci vorrà solo più tempo per ottenere del kefir.
Lasciate i grani per 1 o 2 giorni prima di procedere con la raccolta del kefir, vi accorgerete che l'estate il kefir è molto attivo (perché fa caldo) quindi dopo un giorno sarà subito pronto, mentre in inverno ci vorranno un paio di giorni affinché diventi bello denso. Maggiore sarà la densità, maggiore sarà la quantità di siero che si formerà sul fondo o sulla superficie del vasetto.

Per filtrare il kefir serve un passino a rete in plastica, usate un cucchiaio di plastica per prendere i grani, evitate i metalli. Se riuscirete a raccogliere il siero potrete utilizzarlo per  le diverse ricette che trovate nel blog, lo stesso kefir oltre che berlo potrete usarlo per farne un delizioso formaggio!

1 cucchiaino di grani è la quantità necessaria per circa 200 ml di latte, quando i grani cresceranno staranno troppo stretti in quella quantità di latte, quindi il kefir verrà più denso e si produrrà più velocemente.
Quando questo accadrà si potrà mettere più latte oppure usare la stessa quantità di latte ma togliendo un po' di grani.

Se volete fare il formaggio ci vorrà circa 1 cucchiaio da tavola di grani per 1 litro di latte, quindi dovrete aspettare che si siano moltiplicati a sufficienza.

Per il kefir si può usare latte fresco o latte a lunga conservazione, parzialmente scremato o intero. Tutti i tipi di latte vanno bene, ma i grani si manterranno più in salute (e il kefir verrà migliore) nel latte fresco e intero.
Se usate latte crudo sarà necessario farlo bollire e raffreddare prima dell'uso.

Se tra i grani ogni tanto doveste scorgerne uno giallino, non buttatelo!!! sono dei grani preziosi con fermenti ancora più rari e preziosi.

I grani non vanno mai lavati in acqua!! Se fossero troppo appiccicati o se avessero bisogno di un lavaggio  usate sempre del latte.
Attenzione! I grani sono delicati, non rompeteli, non cercate di separarli, si riproducono formando prima dei pallini piccolini che poi crescono e tendono ad agglomerarsi tra loro, quando prendete il kefir non cercate di separarli a tutti i costi!
Non usate passini a maglia troppo larga, altrimenti i piccoli kefirini appena nati  passeranno attraverso le maglie e andranno persi.

Come dare nuova vita ai grani di kefir

Con il passare del tempo i grani potrebbero perdere parte dei fermenti che rappresentano la vera ricchezza di questo alimento, che fare?

Ho escogitato il seguente metodo per dar loro nuova energia:

Una volta ogni 2-3 mesi acquistate un vasetto di kefir da bere nei negozi specializzati.
Il kefir da usare dovrà essere assolutamente biologico e non dovrà contenere null'altro che latte e fermenti.
Filtrate i grani, metteteli nel solito latte ma aggiungete 3-4 cucchiai di kefir biologico. Il kefir acquistato contiene tutti i probiotici che i grani di kefir dovrebbero avere, pertanto il kefir che aggiungerete aiuterà a colonizzare nuovamente i grani, arricchendoli e dando loro una nuova vitalità.
Ripetere  il procedimento al cambio successivo di latte.

Ripeterete questo trattamento ogni 2-3 mesi o anche ogni 6 mesi affinché i grani siano sempre attivi e pronti a fornirvi un kefir ricco di fermenti.
Veggie
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GRANI DI KEFIR - PICCOLI ACCORGIMENTI PER MANTENERLI IN SALUTE by veggie822 - LILIANA PAOLETTI is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia License.
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Pubblicato venerdì 7 settembre 2012e aggiornato il

basilico secco

Siamo arrivati alla prima metà di settembre e inevitabilmente sono arrivate le prime piogge. Le temperature sono scese un po' e le piante di basilico hanno dimostrato subito una certa sofferenza. Per salvare il basilico prima dell'arrivo del freddo e conservarlo per l'inverno possiamo metterlo sott'olio come spiegato nell'articolo basilico sott'olio oppure se vogliamo un procedimento rapido perché di tempo ne abbiamo poco (come è successo a me in questa circostanza) possiamo essiccarlo.
Il procedimento è semplice e veloce e il risultato apprezzabile.

Procedimento:
Staccare le foglie dalla pianta, comprese le più giovani, scartare solo quelle ingiallite ormai appassite.
Lavarle e asciugarle, se avete una centrifuga per l'insalata usatela, perché riesce a rimuovere quasi tutta l'acqua senza danneggiare le fragili foglie del basilico.
Preparare la leccarda del forno coprendola con un foglio di carta da forno. Distribuire sulla carta le foglie di basilico e mettere in forno. Nel forno non si dovranno cuocere ma essiccare, quindi usate una temperatura bassissima, 50° C/60 °C è la temperatura ideale.
Lasciare lo sportello del forno socchiuso in modo che l'acqua possa uscire e le foglie asciugarsi velocemente.
Per l'essiccazione completa basterà da un'ora a un'ora e mezza.
Quando le foglie non saranno più morbide si potrà sospendere l'essiccazione.
Lasciare le foglie sulla leccarda fino a raffreddamento completo, poi conservarle in uno o più vasetti di vetro.
Se avete un buon macina caffè potrete polverizzare le foglie secche e riporle in polvere.
In questo modo il basilico risulterà molto più aromatico, ne basterà una puntina per sprigionare tutto il suo aroma (decisamente più gradevole del basilico secco acquistato)
Veggie
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BASILICO SECCO by veggie822 - LILIANA PAOLETTI is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia License.
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Pubblicato venerdì 4 maggio 2012e aggiornato il

preparare il panir


Il Panir è un formaggio fresco indiano (non fermentato) ottenuto cagliando del latte fresco con del succo di limone.
Il sapore è simile a quello della ricotta o dei fiocchi di latte.

PREPARARE IL PANIR
Ingredienti:
2 litri di latte intero
100 ml succo di limone (il succo di circa 3 limoni)
1 pizzico di sale
Preparazione:
Spremere i limoni, filtrare il succo di e versarlo in un bicchiere. Aggiungere un po' di acqua (circa 50/70 ml).
Versare il latte in una pentola e portarlo ad ebollizione.
Appena si alza il bollore abbassare il fuoco al minimo e versare nel latte un po' del succo di limone diluito. Con un cucchiaio girare il latte continuamente.









Versare altro succo fino ad esaurimento e continuare a girare.
Molto presto il latte caglierà formando dei fiocchi abbastanza grandi. Lasciare bollire per altri 2 minuti continuando a mescolare.
Spegnere.
Appoggiare un tovagliolo di cotone in un colapasta precedentemente preparato nella vasca del lavandino. Versare i fiocchi di formaggio con tutto il siero, nel tovagliolo lasciando che il liquido scivoli via.
Passare il formaggio (ancora nel colapasta) sotto un filo di acqua corrente e sciacquarlo. In questo modo si elimina il sapore acidulo del succo di limone.









Chiudere i lembi del tovagliolo e strizzare bene. A questo punto il formaggio si può condire con delle spezie e del sale. Riaprire il tovagliolo, salare e insaporire il formaggio con le spezie scelte.
Richiudere i lembi del tovagliolo e stringere bene, poi rimettere nel colapasta. Per ottenere un panetto di formaggio più solido si può poggiare un peso sul panetto.
Lasciare a riposo per 30 minuti, poi rimuovere dolcemente il blocco dal tovagliolo.
Il Panir si può consumare in tanti modi, se non si mangia tutto subito riporlo in frigorifero e consumarlo entro pochi giorni.
Veggie
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