Pubblicato lunedì 30 luglio 2012e aggiornato il

oleolito di elicriso

L'elicriso è una pianta dall'odore intenso e inebriante, i fiori hanno il colore del sole e le foglie sono grigie. Cresce in luoghi assolati e aridi, in prossimità del mare, ma anche in montagna.
Il nome botanico della pianta è Helichrysum italicum. Della pianta esistono due sottospecie: la italicum presente in tutta Italia e la microphyllum presente soprattutto sui litorali.
I fiori di elicriso hanno proprietà antifiammatorie e decongestionanti, curano le scottature solari, gli eczemi, la psoriasi, gli edemi delle gambe, le emorroidi.
L'oleolito servirà come base per svariate preparazioni: saponi, creme, oli, unguenti.

OLEOLITO DI ELICRISO
Ingredienti:
200 gr. fiori di elicriso (pesati già puliti)
1 litro olio extravergine d'oliva
3 ml Vit. E (alfa-tocoferolo) (facoltativo) servirà a garantire una migliore conservazione dell'oleolito. Consiglio di non usare Vit. E acetato, in quanto non ha potere antiossidante.
Preparazione:
Tagliare i fiori lasciando un pezzetto di gambo e pesarne 200 gr. per ogni litro di olio da usare.
Lavare i fiori, in particolare se sono stati raccolti in zone polverose. Asciugarli bene possibilmente in una centrifuga per l'insalata che riuscirà a rimuovere tutta l'acqua.
Mettere i fiori in un vaso di vetro della capienza di almeno 1,5 litri, coprirli di olio. Con un cucchiaio spingerli  sul fondo in modo che si impregnino bene e che rimangano sotto il livello dell'olio.
Chiudere il vaso ma senza avvitarlo a fondo, non si deve chiudere ermeticamente.
Esporre il vaso al sole durante le ore del giorno e ritirarlo in casa la sera.


Durante il giorno con il calore del sole evaporerà dell'acqua dei fiori che andrà a fermarsi sulle pareti del vaso in prossimità del tappo, se possibile rimuoverla delicatamente usando una salvietta. Togliendo sin dall'inizio l'acqua che si forma, con molta probabilità si potrà evitare la separazione della fase acquosa da quella oleosa dopo il filtraggio.
Lasciare i fiori in infusione nell'olio per 30 giorni, agitando il vaso ogni tanto.
Trascorso un mese si dovrà filtrare.
Preparare una bottiglia di plastica con un imbuto e un telo di cotone. Un po' alla volta versare il contenuto del vaso, senza comprimere troppo i fiori e senza strizzarli, altrimenti nell'oleolito finirà dell'acqua e altri residui dei fiori che poi con il tempo lasceranno un deposito sul fondo dell'oleolito.
Quando possibile chiudere i lembi del telo ed appenderlo allo scolapiatti come si può vedere nelle immagini. Sotto al fagotto posizionare la bottiglia con l'imbuto così raccoglierà l'olio che continuerà a scendere.
Quando non cadranno più gocce di olio chiudere la bottiglia e lasciarla sul mobile o sul lavandino senza muoverla fino al giorno dopo.
Il giorno seguente verificare se sul fondo si fosse fermata dell'acqua.
Se si tratterà di poche gocce si può travasare l'oleolito nella sua bottiglia definitiva, piano piano in modo da non sollevare il fondo e versare gli ultimi  centimetri di olio (quelli un pochino più sporchi e con le gocce d'acqua) in un altro vasetto che dovrà essere consumato per primo.
Se invece la quantità di acqua fosse evidente, bisognerà girare la bottiglia e lasciarla capovolta per un altro giorno, per poi separare la fase acquosa da quella oleosa seguendo le indicazioni riportate per l'oleolito di cipresso.
Quando l'oleolito sarà pronto, se si vuole si potrà aggiungere la vitamina E che consentirà una conservazione migliore.
Conservare l'oleolito al buio e in luogo fresco.
Veggie
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Based on a work at http://www.lareginadelsapone.com/2012/07/oleolito-di-elicriso.html.

Pubblicato giovedì 26 luglio 2012e aggiornato il

falafel e crocchette con okara di ceci



Se avete preparato il delizioso Tofu burmese del precedente articolo avrete una certa quantità di okara da utilizzare. L'okara è ciò che rimane dal legume dopo che è stato frullato e sfruttato per ricavarne il latte.
In genere quando si parla di okara si pensa subito a ciò che rimane dalla produzione del latte di soia, in questo caso invece si tratta di okara di ceci, perché il tofu burmese o tofu giallo si prepara con i ceci (o con altri legumi).


FALAFEL DI OKARA DI CECI

Ingredienti:
tutto l'okara prodotto dalla lavorazione del tofu burmese
1 cucchiaino di coriandolo in polvere
1 cucchiaino di cumino in polvere
1/2 cucchiaino di aglio secco in polvere (oppure aglio fresco)
1/2 cucchiaino di cipolla secca in fiocchi (oppure cipolla fresca)
1/2 cucchiaino di prezzemolo secco (oppure prezzemolo fresco)
1/2 cucchiaino di sale
olio per friggere
Preparazione:
Strizzare bene l'okara nel tovagliolo di cotone in modo da rimuovere parecchio liquido. Versarlo in una vaschetta per alimenti e riporlo in frigorifero per qualche ora, o meglio fino al giorno dopo.
Il giorno seguente versare l'okara in una insalatiera e condirlo con tutte le spezie. E' possibile usare cipolla, aglio e prezzemolo freschi anziché secchi, in questo caso tagliarli molto finemente prima di aggiungerli all'impasto.
Impastare bene e quando l'impasto sarà uniforme formare delle polpettine tonde della grandezza di grandi noci  (circa) o di piccole albicocche. Non sarà difficile compattare le polpette, in quanto l'impasto dopo aver riposato in frigorifero si legherà bene anche senza l'uso di uova.
Friggere in olio caldo e servire.


CROCCHETTE DI OKARA DI CECI
Ingredienti:
tutto l'okara prodotto dalla lavorazione del tofu burmese
300 gr. di patate
rosmarino
sale - pepe
olio per friggere
Preparazione:
Anche in questo caso è preferibile usare l'okara di ceci precedentemente riposto in frigorifero per una notte, questo accorgimento eviterà di usare le uova per
amalgamare le crocchette.
Lessare le patate, lasciarle raffreddare e schiacciarle con una forchetta o con lo schiacciapatate.
Mettere la purea in un'insalatiera ed unire l'okara preso da frigorifero.
Tagliare finemente il rosmarino ed unirlo all'impasto.
Salare e pepare.
Con le mani formare delle crocchette della grandezza delle classiche crocchette di patate.
Friggerle in abbondante olio caldo e trasferirle su carta assorbente per eliminare l'unto in eccesso.
Veggie
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Pubblicato lunedì 23 luglio 2012e aggiornato il

tofu burmese (tofu giallo)

Siamo soliti immaginare il tofu come derivato della sola soia gialla, invece facendo una ricerca sugli alimenti consumati nel mondo si scopre l'esistenza di altre tipologie di tofu, derivate per lo più da altri legumi come ceci e lenticchie.
In questo articolo vedremo come si prepara il Tofu Burmese anche detto Tofu giallo, il cui nome deriva dal colore giallo intenso conferito dalla curcuma presente nella ricetta, una spezia dal colore giallo oro  molto forte  e dal sapore particolare.
Il Tofu Burmese si prepara con i ceci secchi oppure più comunemente con la farina di ceci, qui vedremo come si fa con i ceci legume intero.
Questo tipo di tofu non necessita di un caglio come invece avviene per quello di soia, nei paesi di origine si consuma principalmente tagliato a cubi e fritto in olio bollente.

TOFU BURMESE (TOFU GIALLO)
(per 2 persone)
Ingredienti:
250 gr. ceci secchi
500 ml acqua
1-2 cucchiaini curcuma
1/2 cucchiaino sale
Preparazione:
Mettere i ceci a bagno in acqua fredda per una notte.
Il giorno seguente scolare l'acqua di ammollo e risciacquare i legumi. Metterli nel bicchiere del frullatore.
In un pentolino portare quasi ad ebollizione mezzo litro di acqua. Nel frattempo preparare un colapasta ed inserirlo in un'insalatiera (andrà bene quella usata per tenere i ceci a bagno), rivestire l'interno del colapasta con un tovagliolo di cotone bianco (lavato possibilmente solo con sapone naturale) e posare il tutto nella vasca del lavandino.

Quando l'acqua sarà molto calda, quasi bollente, toglierla dal fuoco, versarne un po' sui ceci e iniziare a frullare.
Non versare tutta l'acqua, ma solo una piccola quantità, quella necessaria per poter frullare bene i ceci e permettere di ottenere una purea abbastanza sottile.
Quando i ceci saranno macinati sottilmente versarli nel colapasta sul telo usando un cucchiaio.
Versare la rimanente acqua calda  nel frullatore ed agitarlo per pulirlo e staccare la polpa che sarà rimasta attaccata sulle pareti, poi versarla poco alla volta sul passato di ceci e con il cucchiaio girarlo per far lo impregnare bene di acqua.
Chiudere il tovagliolo e strizzarlo, strizzarlo bene, con calma, fino a quando la polpa all'interno non sarà rimasta quasi asciutta.
Trasferire la polpa del tovagliolo, che chiameremo okara di ceci, in una vaschetta per alimenti e conservarla in frigorifero per realizzare altre ricette che vedremo nel prossimo articolo.
Versare il latte di ceci ottenuto in una pentola in acciaio che servirà per la cottura.
Inserire uno spartifiamma tra fornello e pentola. Aggiungere al latte il sale e la curcuma, accendere il fornello ed iniziare la cottura.
Girare per tutto il tempo il latte di ceci per evitare che si attacchi sul fondo della pentola e pazientemente cuocere fino a quando non sarà diventato quasi solido, dovrà diventare come si può vedere nell'ultima immagine della fase di cottura nella sequenza di immagini. I tempi sono di circa 45-60 minuti.
Quando l'impasto sarà molto denso, quasi solido versarlo in uno stampo per farlo raffreddare e solidificare.
A questo punto si può scegliere tra 2 possibilità, quella classica prevede di foderare uno stampo (una vaschetta per alimenti) con un tovagliolo  per poi versarci il tofu. Quella alternativa che ho trovato molto efficace consiste nel versarlo in una spasetta di legno per la polenta.
Questa seconda soluzione permette al tofu di asciugarsi e solidificarsi in maniera ottimale, se avete una spasetta in legno usatela.
Lasciate il tofu ad asciugare per diverse ore prima di cucinarlo, l'ideale è prepararlo la mattina per consumarlo la sera.
Quando il tofu sarà pronto tagliarlo a cubi e friggerlo in olio caldo, oppure in alternativa impanarlo come spiegato nella ricetta che segue.

TOFU GIALLO IMPANATO (SENZA UOVA)



Ingredienti:
il tofu ottenuto dalla preparazione precedente
farina tipo 0
pangrattato
acqua
sale
olio per friggere

Preparazione:
Tagliare il tofu a pezzi.
Preparare una pastella densa con farina, acqua e un pizzico di sale.
Versare il pangrattato in un piatto.
Passare i pezzi di tofu nella pastella facendola aderire da tutti i lati con uno strato sottile.
Passare nel pangrattato senza premere troppo, ma rigirando i pezzi più volte per formare un bello strato uniforme e farlo legare con la pastella.
Friggere in abbondante olio caldo e scolare quando avranno preso un bel colore dorato.
Posare su carta assorbente da cucina per far perdere l'unto in eccesso.

... e BUON APPETITO!!

L'okara di ceci che rimane dalla lavorazione del tofu non è affatto da buttare!!
Trasferirla in una vaschetta per alimenti e riponetela in frigorifero poi fateci una delle gustose ricette di recupero (si fa per dire recupero!!) che trovate nell'articolo Falafel e crocchette con okara di ceci
Veggie
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Pubblicato venerdì 20 luglio 2012e aggiornato il

posacenere da spiaggia

Non fumo più da diversi anni, ma non sono diventata come alcuni ex-fumatori che dopo aver smesso di fumare scoprono di non tollerare più la vicinanza dei fumatori. Certo anche a me dà un certo fastidio l'odore di fumo che rimane sugli indumenti  e alle volte l'alito di alcuni fumatori che sa  di "posacenere", ma visitare le spiagge e trovare un'invasione di cicche è altra cosa.
Una sporcizia simile dovrebbe infastidire tutti, non solo i non-fumatori, pensiamo anche ai bambini che spesso si ritrovano a riempire secchielli di sabbia e sigarette e che potrebbero portarle alla bocca.
Le cicche non si limitano a sporcare e ad inquinare, sono anche portatrici di germi..
...ed ecco che nasce il posacenere da spiaggia, un oggetto semplice da realizzare e di facile utilizzo, che ci farà evitare di seminare cicche ovunque e di mantenere arena e coscienze pulite.

Necessario per la realizzazione:
un imbuto non tanto grande
un coperchio di plastica di un barattolo
(del caffè, dell'orzo solubile, della lecitina o di altre polveri che  usiamo consumare)
un laccetto
un paio di pinze
un chiodo

Procedimento:
Prendere le pinze e il chiodo. Inserire il chiodo nelle pinze e passare la punta sulla fiamma di un fornello così diventerà subito caldo.
Con il chiodo caldo praticare diversi buchi sul coperchio di plastica passandolo sul fuoco prima di ogni buco, così la plastica si forerà con facilità, come si può vedere nelle immagini. Il coperchio dovrà avere il diametro dell'imbuto, o al limite poco di più (dipenderà da quello che riuscirete a trovare).
Praticare un buchetto anche in prossimità del perimetro esterno per poterci inserire il laccetto.

Ora, dopo aver rimosso il chiodo dalle pinze, passare la punta del conetto stretto dell'imbuto, per pochi secondi sulla fiamma e con le pinze stringere i bordi fino a schiacciarli e ad incollarli. Bisognerà chiudere l'uscita, con il calore la plastica diventerà morbida e i due lati si fonderanno insieme.
Al termine dell'operazione tagliare con le forbici eventuali filamenti di plastica che si saranno prodotti e pareggiare la sigillatura.
Inserire il laccetto tra il coperchio e il manico dell'imbuto e annodarlo.
Il posacenere è già finito!

Uso:
L'uso è molto semplice, si riempie il posacenere di sabbia e si conficca nell'arena.
Le sigarette si dovranno spegnere nella sabbia.
Quando il posacenere sarà pieno o comunque prima di andare a casa si dovrà svuotare come segue:

Poggiare il tappo sul posacenere e tirarlo fuori dal terreno.
Tenendo il coperchio ben saldo con le dita, girare il portacenere sottosopra e scuoterlo per far uscire tutta la sabbia dai buchetti.
Quando tutta la sabbia sarà uscita, nel posacenere saranno rimaste solo le cicche che si dovranno buttare nel cestino dei rifiuti prima di andare via.
Veggie
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Pubblicato lunedì 16 luglio 2012e aggiornato il

marmellata di pomodori San Marzano e limoni

Siamo soliti consumare i pomodori come verdura di contorno e in primis sotto forma di sugo come condimento per primi piatti a base di pasta asciutta, ci rimane difficile immaginarlo in un alimento dolce destinato alla prima colazione come può essere una marmellata. In realtà il pomodoro è sì un ortaggio, ma è anche il frutto della pianta, non dimentichiamo che in alcune regioni c'è la cultura di consumare il succo di pomodoro come  succo di frutta.
In questa marmellata la felice combinazione del limone e della cannella riesce a spegnere completamente il sapore del pomodoro e a conferire il classico gusto di frutta a questa particolare marmellata.

MARMELLATA DI POMODORI SAN MARZANO E LIMONI
Ingredienti:
2 kg di pomodori San Marzano maturi ma sodi
(o altro pomodoro rosso oblungo)
1 kg di zucchero
3 limoni biologici
1 cucchiaino di cannella in polvere
Preparazione:
Lavare con cura i pomodori.
Mettere a bollire mezza pentola di acqua e non appena inizia a bollire tuffarci 5-6 pomodori alla volta. Lasciarli sobbollire dolcemente per un paio di minuti poi prelevarli con una schiumarola e privarli della buccia.
Man mano che saranno pronti trasferirli in un colapasta (senza romperli) posizionato nella vasca del lavandino. Lasciarli così a perdere naturalmente un po' d'acqua di vegetazione per 15 minuti.

Nel frattempo preparare la pentola per la cottura, posizionarci sopra il passaverdure. I classici passaverdure a manovella sono l'ideale in quanto riescono a trattenere i semi dei pomodori, ma se ne siete sprovvisti frullate i pomodori con il frullatore ad immersione direttamente nella pentola, eliminando poi i pezzetti di fibra più duri che saranno rimasti interi. Con il passaverdure invece passare pazientemente un po' alla volta i pomodori nella pentola, anche in questo caso eliminare le parti più dure, si dovrà ottenere un bel passato liscio.
Iniziare la cottura a fuoco dolce, se avete una retina spargifiamma inseritela sulla piastra tra la fiamma e la pentola.
Cuocere per 30 minuti per far evaporare una buona parte di acqua, girando spesso con un cucchiaio di legno o di plastica.
Nel frattempo preparare i limoni, per questa ricetta è molto importante utilizzare limoni biologici, in quanto la marmellata conterrà anche le scorze che normalmente sono un concentrato di cere e pesticidi.
Lavarli con cura ed affettarli sottilmente con un'affettatrice. Eliminare i semi, ma far attenzione a non perdere il succo che verrà utilizzato anch'esso e sarà un ingrediente importante.
Trascorsi i 30 minuti unire lo zucchero al passato di pomodoro, girare e dopo qualche minuto aggiungere anche i limoni affettati e la cannella. Girare e continuare a mescolare fino a cottura ultimata.
Proseguire la cottura fino a quando la marmellata avrà l'aspetto di un bel gel denso, ci vorranno altri 60 minuti circa (oltre ai 30 minuti iniziali).
Nel dubbio sulla giusta consistenza fare la classica prova della goccia sul piattino.
Quando la marmellata sarà pronta versarla in vasetti di vetro precedentemente sterilizzati.
Chiuderli subito, quando la marmellata sarà ancora bollente e posizionarli sottosopra per facilitare la formazione del vuoto d'aria.
Trascorsa la prima ora girare i vasetti ed attendere che la marmellata si sia completamente raffreddata.
Verificare  che il sottovuoto si sia formato correttamente, sarà sufficiente osservare i coperchi che dovranno essere concavi (ci sarà una leggera buchetta verso l'interno del vasetto). Se per qualche ragione ci fosse un vasetto con il coperchio bombato metterlo in frigorifero e consumare il contenuto prima degli altri.
Come tutte le marmellate dopo l'apertura riporre i vasetti in frigorifero e consumare regolarmente senza lasciarla per mesi in frigorifero.
Con le quantità di questa ricetta si otterranno circa 5 vasetti del classico formato.
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Pubblicato lunedì 9 luglio 2012e aggiornato il

Oleolito e tintura madre di cipresso

Un oleolito utilissimo da inserire in preparati (oli, creme e pomate) per applicazioni locali contro emorroidi, flebiti, vene varicose.
L'oleolito si prepara con le bacche di cipresso, i cosiddetti galbuli, più conosciuti come coccole.
Le coccole dovranno essere raccolte quando avranno quasi raggiunto la dimensione massima, ma dovranno essere ancora verdi così tra le altre cose si potranno rompere con facilità.










OLEOLITO DI CIPRESSO
Ingredienti:
250 gr. coccole
500 ml olio extravergine d'oliva
1,5 ml Vit. E (alfa-tocoferolo) (facoltativo) servirà a garantire una migliore conservazione dell'oleolito. Consiglio di non usare Vit. E acetato, in quanto non ha potere antiossidante.
Preparazione:
Lavare le bacche e se prese in zone non troppo lontano dalla strada, metterle a bagno qualche minuto in acqua in cui precedentemente è stato disciolto poco bicarbonato.
Sciacquarle ed asciugarle con uno strofinaccio. Posarle su un foglio di carta plastificata e con un martello romperle, quel tanto che basta ad aprirle affinché in cottura l'olio possa raggiungere la polpa interna, non ridurle in poltiglia.
Metterle in una pentola preparata in precedenza per la cottura a bagnomaria.
Faremo questo oleolito a caldo così eviteremo la possibile formazione di muffe per la presenza di acqua.

Cliccare sulla freccia per seguire le sequenza fotografica
Coprire le bacche di olio senza mettere il coperchio. Riempire la pentola inferiore, quella più grande con acqua di rubinetto e inserire la pentola con olio e bacche al suo interno.
Accendere il fornello e dal momento che si alzerà il bollore calcolare 3-4 ore di cottura.
L'acqua dovrà bollire dolcemente, durante la cottura bisognerà aggiungere nella pentola con l'acqua, nuova acqua man mano che evaporerà cercando di mantenere il livello uguale o superiore a quello dell'olio nella pentola interna.
Ogni tanto girare le bacche con un cucchiaio per favorire l'evaporazione dell'acqua.
Al termine della cottura spegnere il fornello e lasciare raffreddare l'olio.
Preparare una bottiglia di plastica (quelle del latte o dell'acqua minerale), all'interno mettere un imbuto grande con un tovagliolo di cotone e versare olio e bacche per filtrare l'oleolito. Non strizzare il tovagliolo per evitare che la polpa finisca nell'olio passando attraverso la trama del tessuto. Quando tutto l'olio sarà stato filtrato si potranno chiudere i lembi del tovagliolo ed appenderlo sotto allo scolapiatti, mettere la bottiglia con l'imbuto all'interno della vasca del lavandino sotto al fagotto così potrà raccogliere altre gocce di olio che coleranno.
Quando non uscirà più olio, rimuovere l'imbuto dalla bottiglia e chiuderla bene con il suo tappo.
A questo punto sarà necessario verificare che non sia rimasta una parte di acqua nell'olio, per verificare girare la bottiglia al contrario ed inserirla in un contenitore (un barattolo grande, un vaso di vetro) in modo che possa rimanere in piedi però con l'imboccatura rivolta verso il basso. Lasciare la bottiglia così per tutta la notte senza muoverla.
Il giorno seguente tirare fuori la bottiglia dal contenitore senza rigirarla e guardare se c'è dell'acqua in prossimità del tappo. Se non c'è acqua visibile potete rigirare la bottiglia e procedere con l'operazione di imbottigliamento, se invece ci fosse bisognerà rimuoverla.
Non avendo a disposizione un imbuto separatore il modo più semplice consiste nello svitare lentamente e tenendolo ben saldo il tappo finché tutta l'acqua non sarà uscita.
Per evitare spiacevoli incidenti, per esempio che il tappo sfugga di mano e l'olio finisca nel lavandino è consigliabile inserire sotto la bottiglia una insalatiera, così mal che vada potrà raccogliere l'olio nel caso si rovesciasse.
Quando l'olio sarà pronto aggiungere la vit. E oppure in alternative 10 gocce di ROE (oleoresina di rosmarino), agiranno come antiossidanti e prolungheranno la conservazione dell'oleolito.
Imbottigliare l'oleolito in bottiglie di vetro scuro e riporle in luogo fresco.


TINTURA MADRE DI CIPRESSO
Ingredienti:
50 gr. di coccole
100 ml di alcol 65°*
qualche fogliolina di cipresso
Preparazione:
Lavare e affettare con un coltello le bacche. Metterle insieme a qualche fogliolina in un barattolo di vetro. Aggiungere l'alcol e lasciare in macerazione per 15 giorni (non al sole) agitando ogni tanto.
Trascorsi 15 giorni filtrare la tintura su un filtro di carta da liquori oppure su un filtro per il caffè. Versare la tintura in una o più bottigliette di vetro scuro, possibilmente munite di contagocce.



* Come preparare l'alcol a 65°
Non si può pretendere di trovare in commercio tante gradazioni di alcol. In realtà ne basta una, la più alta e da quella si potranno ottenere tutte le altre gradazioni inferiori.
L'alcol da usare per le tinture madri è quello a 95°, il cosiddetto alcol buongusto, quello che comunemente si usa per la preparazione dei liquori. Servirà anche dell'acqua, se la tintura madre è destinata ad un uso interno sarà meglio usare acqua oligominerale (perché è alimentare), altrimenti si potrà usare acqua demineralizzata. L'acqua oligominerale comunque andrà bene in ogni caso, per tutti gli usi della tintura (interno ed esterno).
Per ottenere 100 ml di alcol a 65° serviranno:
67 ml alcol 95° + 33 ml acqua oligominerale
Misurare alcol e acqua in un cilindro graduato versando prima i 67 ml di alcol e poi portando a 100 ml con l'acqua.
Versare l'alcol ottenuto nel vasetto contenente le bacche.

Uso:
La tintura madre di cipresso potrà essere un ingrediente di pomate, creme, saponi, lozioni ecc..
Non consumare la tintura madre per uso interno senza l'indicazione specifica di un medico
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Pubblicato giovedì 5 luglio 2012e aggiornato il

frullato di kefir

Quando avete un eccesso di kefir da smaltire potete congelarlo versandolo in formine del ghiaccio e conservarlo nel congelatore.
Quando vi verrà voglia di un bel frullato basterà prendere 7-8 cubetto di kefir a persona, metterli nel frullatore insieme a del latte fresco, zucchero, frutta e frullarli insieme.
In questo caso non avendo frutta a disposizione ho preparato un frullato al cioccolato con quello che avevo in casa.

KEFIR AL CIOCCOLATO
Ingredienti:
(per 2 persone)
15 cubetti circa di kefir congelato
1 bicchiere circa di latte fresco
10 cubetti di cioccolato fondente
2 cucchiai di cocco rapè
2-3 cucchiai di zucchero
Preparazione:
Grattugiare il cioccolato. Versare tutti gli ingredienti nel bicchiere del frullatore e frullare fino a quando i cubetti di kefir non si saranno sciolti e il frullato non si sarà montato diventando gonfio e spumoso.
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Pubblicato lunedì 2 luglio 2012e aggiornato il

come recuperare spruzzini e flaconi spray che non spruzzano più


Uno dei problemi maggiori per chi si appresta a produrre in casa detersivi e saponi è rappresentato dal reperimento dei flaconi-spruzzino.
Per quanto riguarda il recupero e l'uso di flaconi e contenitori diversi dagli spruzzini e destinati a contenere le preparazioni casalinghe di detersivi, ho parlato ampiamente nel mio libro SAPONI E DETERSIVI NATURALI dove tra le tante cose consiglio di visitare periodicamente i secchioni destinati alla differenziazione della plastica e di recuperare tutto il necessario per lavorare con comodità.
Di flaconi purtroppo se ne trovano fin troppi, la causa la conosciamo... basta guardare l'infinita gamma di detersivi liquidi dalle forme e colori accattivanti proposti sugli scaffali dei supermercati. Ormai i martellanti messaggi pubblicitari a cui veniamo continuamente sottoposti dai mezzi di informazione, ci spingono all'acquisto di questo o quel detersivo non tanto per la sua funzionalità, ma perché di colore rosa oppure verde, azzurro oppure luminescente oppure per il profumo invitante.
Evitare di immettere nuova plastica nell'ambiente è una ragione in più per imparare a produrre detersivi casalinghi. Nel mio libro troverete tutte le indicazioni necessarie per divenire finalmente autosufficienti e rompere una volta per tutte l'inevitabile catena di distruzione dell'ambiente che l'immissione di plastica e di sostanze inquinanti contenute nei detersivi industriali producono.
...ma tornando agli spruzzini.. trovarli è più difficile rispetto alle altre tipologie di flaconi, forse perché sono più delicati e si rompono con facilità. Dopo tanta fatica nell'approvvigionamento di un piccolo kit  ecco che smettono di funzionare... Una possibile causa è il depositarsi di calcio negli ugelli in particolare quando si usa acqua di rubinetto per diluire le preparazioni, che blocca la pompa, nel caso degli spray per cosmetica l'otturazione avviene quando si usano polveri o infusi di erbe.
Con il trattamento che propongo gli spruzzini torneranno in funzione e da usa e getta diverranno usa e riusa.
Occorrente:
100 gr. acido citrico
500 ml acqua demineralizzata
1 ago da sartoria
1 vaschetta di plastica per mettere a bagno le pompette
guanti da cucina

Preparazione:
Vuotare i flaconi e sganciare il tubicino trasparente inserito sotto le pompette.
Pesare l'acido citrico versandolo direttamente in una brocca graduata, aggiungere acqua demineralizzata fino ad arrivare a 500 ml (soluzione di acido citrico al 20%).
Girare con un cucchiaio e sciogliere completamente l'acido citrico.
Quando la soluzione sarà limpida versarla in una vaschetta di plastica sufficientemente ampia da contenere tutti le pompette spray da pulire.
Mettere a bagno le pompette nella soluzione di acido citrico e lasciarle scrostare per almeno mezza giornata o anche tutta la notte.
Ogni tanto dopo aver indossato i guanti, spruzzare ripetutamente le pompette tenendole immerse nella soluzione per facilitare lo scioglimento del calcare e per verificarne lo stato.
In alcuni casi, soprattutto per gli spray delle bottigliette di cosmetica, sarà necessario liberare il foro d'uscita dei liquidi inserendo dall'esterno un ago, che aiuterà a rimuovere qualche granello di polvere che potrebbe essersi depositato all'interno del canale bloccandone l'uscita.
                Tornare a provare le pompette ogni tanto, ricordandosi ogni volta di indossare i guanti, la soluzione acida è molto forte e secca molto la pelle.
Spruzzare, spruzzare, spruzzare... quando anche l'ultimo spray sarà libero scolarli dalla soluzione e sciacquarli in acqua pulita.
Rimontare i tubicini trasparenti smontati all'inizio del procedimento e provare il funzionamento degli spruzzini facendo passare acqua pulita. Non lasciare gli spruzzini a contatto con la soluzione di acido citrico perché potrebbero rovinarsi.
NON BUTTATE LA SOLUZIONE DI ACIDO CITRICO USATA PER L'OPERAZIONE DI PULIZIA!!
Sarà ancora utile per altri usi, eccone alcuni esempi:
- Come ammorbidente per il bucato, diluendola con altra acqua demineralizzata.
- Come anticalcare per il w.c. e per la rubinetteria, nel caso della rubinetteria diluirlo aggiungendo acqua demineralizzata in quantità pari alla metà della soluzione disponibile.
- Per il trattamento mensile di pulizia della lavatrice in sostituzione dell'aceto, usando tutta quella rimasta.
- In alternativa al brillantante della lavastoviglie.
- Potrete fare uno spruzzino per la pulizia del lavello della cucina e come multiuso, diluendo una parte della soluzione con la stessa quantità di acqua demineralizzata ed aggiungendo qualche goccia di detersivo per i piatti.
Veggie
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COME RECUPERARE SPRUZZINI E FLACONI SPRAY CHE NON SPRUZZANO PIU' by veggie822 - LILIANA PAOLETTI is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia License.
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